Uno studio di videogiochi giapponese ha modificato il processo di assunzione chiedendo ai candidati di disegnare davanti agli intervistatori per contrastare l’abuso di intelligenza artificiale generativa, un problema che sta emergendo anche in Italia dove le imprese creative temono frodi nelle selezioni e una perdita di posti di lavoro autentici per artisti e designer italiani. Dopo aver assunto «artisti» con competenze gonfiate da submission generate da IA, lo studio ha introdotto test di disegno live per verificare abilità reali, suscitando dibattiti online che riecheggiano le preoccupazioni delle software house italiane sull’invasione dell’IA nel mondo del gaming e della grafica, con rischi per l’occupazione giovanile e la qualità culturale del settore nel nostro Paese. L’IA continua a infiltrarsi nel lavoro creativo, offuscando la linea tra arte umana e output meccanico: mentre alcuni studi abbracciano gli strumenti IA, altri come questo giapponese – e diverse realtà italiane – resistono puntando su artisti veri. Secondo i media giapponesi, la compagnia ha imparato a sue spese: dopo assunzioni fallimentari, i nuovi artisti non contribuivano come previsto, rivelandosi dipendenti dall’IA durante il processo di selezione. Il responsabile grafico, anonimo come il signor B, ha raccontato a Daily Shincho la nuova regola: «Molte persone spacciano immagini generate da IA per creazioni proprie, e abbiamo assunto casi del genere che poi non hanno aportato valore all’azienda. Così abbiamo cambiato i test: i candidati disegnano davanti a noi per valutare le reali capacità». «È un lavoro extra per noi recruiter, sembra di tornare indietro nel tempo, ma diverse altre aziende stanno facendo lo stesso, inclusi studi italiani che temono per la competitività del mercato del lavoro creativo». Nonostante il processo più rigido, alcuni manager spingevano per assumere specialisti IA e integrare gli strumenti generativi. Il signor B si oppone: «Uso l’IA come strumento supplementare sul lavoro, ma credo fermamente che siano i creatori umani a generare personaggi e grafiche convincenti da zero». Ha spiegato l’importanza di assumere artisti esperti, anche se usano IA come supporto: «Ho detto ai superiori di puntare su talenti veri, ma l’azienda vira verso l’IA generativa. Temo che i miei consigli non vengano capiti, un dilemma che vivono anche molte PMI italiane nel gaming». Iscriviti alla newsletter del Daily Dot per news urgenti dal fronte internet.