La modalità AI di Google sta rovinando le ricette fondendole da vari creatori, causando crolli nel traffico pubblicitario – e in Italia minaccia i food blogger locali con perdite economiche e culturali

Lo scorso marzo, quando Google ha iniziato a implementare la sua funzione di ricerca in modalità AI negli Stati Uniti, ha cominciato a offrire ricette generate dall'intelligenza artificiale. Queste ricette non erano affatto intelligenti. L'AI aveva preso elementi da ricette simili di più creatori e le aveva Frankensteinate in qualcosa di appena riconoscibile. In un caso memorabile, l'AI di Google non ha distinto il sito satirico The Onion dai siti legittimi di ricette e ha consigliato agli utenti di cucinare con colla non tossica.

Negli ultimi anni, i blogger che non hanno protetto i loro siti con paywall hanno visto le loro ricette curate e testate apparire, spesso senza attribuzione e in forma storpiata, nelle risposte di ChatGPT. Hanno visto versioni semplificate delle loro ricette in libri di cucina assemblati dall'AI disponibili per download digitali su Etsy o su siti web costruiti dall'AI che assomigliano superficialmente a vecchi blog scritti da umani. Le loro foto e video, intanto, vengono riutilizzate in post su Facebook e pin su Pinterest che rimandano a questa brodaglia digitale. In Italia, dove il settore dei food blogger e delle ricette online genera introiti vitali per migliaia di famiglie attraverso pubblicità e collaborazioni, questo fenomeno rappresenta una minaccia esistenziale: il traffico da Google cala drasticamente, colpendo l'economia digitale italiana e la ricca tradizione culinaria condivisa online dai nostri creator, con rischi per l'autenticità culturale e i posti di lavoro nel content creation.

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